La nostra Sede

Il nuovo è costituzione di una distanza da ciò che si conosce”, afferma Vittorio Gregotti, architetto e studioso dell’identità dell’architettura. Dunque in questo ambiente ho pensato che dovevo assolutamente esprimere quello che i miei occhi e la mia anima hanno percepito visitando Amatrice, prima e dopo il terremoto.

L’istallazione a soffitto, realizzata con elementi raccolti fra le macerie, fermando una ruspa, vuole ricordare sì le vite sospese da quel tragico evento, ma al tempo stesso la luce che ne amplifica le forme vuole essere un messaggio di speranza. Guardando poi l’interezza della cosa spero di essere riuscita nell’intento di creare un oggetto nuovo, stupore,a  significare come non  tutto  è perduto… ma si possa da una cosa apparentemente inutile, come un rottame,creare qualcosa di nuovo, così da rinascere insieme ad un valore intriseco di un oggetto ormai rotto,deformato….

L’arredo è stato di conseguenza volutamente scelto fra i “ mobili salvati”.

Le stampe realizzate da scatti rubati all’indomani, il tracciato del sismografo di quel tragico 24\08\2016, la vignetta di Giannelli sul Corriere della Sera dopo l’eroico sforzo dei vigili del fuoco per salvare una bimba e lei che sposta le lancette in avanti: si guarda al futuro!!

Futuro che non può esserci senza sforzo e fatica, ecco dunque lo scaffale realizzato con travetti in legno, recuperati lì, ed una impalcatura simbolo di lavoro, ricostruzione.

In ultimo la vetrina: un portone del 600 di Amatrice “ ricoverato”, pronto per il restauro, si offre per ospitare i prodotti di questa Terra che LAVORANDO vuole RINASCERE.

                                                                                Arch.  M.Chiara Salvi